Archive for February, 2008
Asciugratrice Solare
Daniel Fitzgerald, studente australiano della Swinburne University, ha sviluppato l’Airline, una rivoluzionaria asciugatrice per i panni che non sfrutta l’elettricità ma bensi l’energia solare
Basta un angusto balconcino per piazzare il contenitore che, grazie ai pannelli solari e alla capacità di sfruttare i flussi d’aria, asciuga i vestiti in breve tempo, preservandoli dall’eccessivo calore che potrebbe rovinarli.
L’artico intero su ifgonline
Percorsi di sostenibilità
Si svolgerà a Piacenza in occasione di Edilshow 2008, il giorno 22 febbraio 2008, presso la Fiera di Piacenza , il Convegno Edilizia Scolastica Ecocompatibile, promosso dalla Fiera di Piacenza e da EdicomEdizioni
maggiori informazioni su Edilia2000
Cucine Ecocompatibili
La Valcucine, azienda azienda Friulana progetta e realizza cucine con grande attenzione alla loro ecocompatibiltià
Riciclantica è una cucina studiata per avere un basso impatto ambientale e rappresenta la tecnologia più avanzata per esprimere la forma della leggerezza.
Inoltre, grazie alla costante ricerca ricerca e all’utilizzo di tecnologie d’avanguardia è possibile rispettare i quattro principi cardine dell’ecocompatibilità: minimo consumo di materie prime e di energia, lunga durata, riciclabilità e finiture atossiche.
foto e approfondimenti .su EcoDesign
“Disimballiamoci”
LIVORNO. Sull’onda dell’emergenza rifiuti in Campania, Legambiente rilancia “Disimballiamoci” un’iniziativa che punta a modificare con l’esempio stili e di vita individuali e il modello produttivo che producono montagne di rifiuti sempre più complicate da smaltire. «Anche noi possiamo concorrere ad invertire la tendenza dicono a Legambiente – Basta una riflessione: quando portate a casa la spesa quante sono le cose che dalla busta del supermercato vanno direttamente nella pattumiera? La scatola di cartone del dentifricio, il cartone che tiene insieme le tre lattine di pelati, il polistirolo e la plastica in cui confezionano frutta, verdura, formaggi… la lista potrebbe essere lunghissima!».
per leggere l’articolo completo www.greenreport.it
Posate, bicchieri e piatti biodegradabili
Dal 1970 ad oggi la ricerca nel campo delle bioplastiche ha permesso di ottenere materiali sempre più naturali e sicuri consentendo di realizzare prodotti utilizzabili anche nel settore alimentare come: posate, bicchieri e piatti biodegradabili.
La produzione di questi articoli deriva dalla lavorazione di fibra lignea e cartacea pressata, ricavata da scarti di bicchieri e da legno prelevato in foreste controllate e certificate da Lega Ambiente; a questa segue una seconda fase di lavorazione nella quale vengono aggiunti biopolimeri derivati da mais.
Piatti, bicchieri e posate biodegradabili, vengono lavorati in maniera del tutto simile alle tradizionali tecnologie di lavorazione della plastica convenzionale per ottenere le stesse caratteristiche la differenza, però, sta nell’ottenere un oggetto biodegradabile alla fine del processo.
La struttura di questi prodotti è composta da polpa di cellulosa super resistente a fonti di calore e tranquillamente utilizzabile anche in forni a microonde.
Il legno a marchio FSC
Oltre agli articoli bioplastici già elencati, si segnalano quelli in legno a marchio FSC, anch’essi dotati dello stesso controllo e certificazione di provenienza secondo il rispetto assoluto della natura e dell’economia. Il legno FSC proviene da alberi coltivati in modo naturale e nessun prodotto chimico viene utilizzato durante la produzione degli utensili per uso alimentari.
Da una ricerca condotta presso i laboratori dell’azienda novarese Novamont, si è scoperto che senza modificare la struttura cristallina dell’amido già presente in natura, è possibile ricreare un nuovo ordine molecolare, una formazione di complessi di molecole naturali che rendono il prodotto più resistente all’acqua e ne aumentano le potenzialità di utilizzo.
Lo smaltimento della bio plastica
La scelta di preferire questi articoli sta diventando sempre più una buona e sana abitudine, soprattutto in strutture alberghiere, ristoranti e servizi di catering che li preferiscono per la loro praticità e il risparmio energetico che si ha durante la fase di riciclaggio a seguito della raccolta differenziata.
è importante sapere che anche posate, piatti e bicchieri biodegradabili hanno bisogno di un processo di smaltimento secondo specifiche procedure di stoccaggio che richiedono comunque un dispendio di energia di gran lunga inferiore a quelle richieste per lo smaltimento della plastica convenzionale. Questo significa che anche per i prodotti biodegradabili è richiesta la raccolta differenziata e il fatto che siano di origine naturale non significa che è possibile gettarli nell’ambiente fiduciosi della loro scomparsa entro pochi mesi.
Plastica biodegradabile
Plastica biodegradabile
La plastica biodegradabile è un particolare materiale dalle pressoché identiche caratteristiche meccaniche e fisiche della normale plastica petrolifera ma con la differenza di poter essere smaltita in ambiente naturale entro pochi mesi.
La normale plastica che tutti siamo abituati ad utilizzare giornalmente, deriva dalle lavorazioni del petrolio e impiega circa 90 anni per degradarsi nell’ambiente. A questo bisogna aggiungere che difficilmente viene riciclata e spesso è destinata ad essere ridotta di volume e incenerita negli inquinanti inceneritori.
La plastica biodegradabile, al contrario, può essere assorbita dal terreno e diventare nuovamente fertilizzante per piante e cibo per i microrganismi presenti nella terrà.
Scoperta a metà degli anni ‘70, solo dall’inizio del nuovo millennio la plastica biodegradabile si sta diffondendo grazie a politiche di risparmio energetico e riduzione dell’inquinamento ma come tutti i cambiamenti, necessità di volontà e persistenza soprattutto per ridurre sempre più il costo della materia prima che oggi è ancora superiore a quello della plastica ricavata dal petrolio.
Sacchetti per la spesa biodegradabili
Le ultime scoperte in fatto di plastica biodegradabile riguardano il Giappone nel quale alcuni ricercatori di biomateriali hanno ricavo plastica dalla cassava, un tubero somigliante per metà ad una rapa e per metà ad una patata con la quale produrranno sacchetti per la spesa.
Zucchero per la bioplastica Indiana
Un’altra interessante scoperta arriva dai laboratori chimici della città di Pune in India, dove l’aggiunta del 3% di zuccheri ha reso la normale plastica, commestibile per i batteri che si nutrono di glucosio. Bisogna precisare che questo tipo di plastica è ancora in fase di test perchè molte sono le plastiche definite biodegradabili quando nella realtà contengono sempre una base di derivazione petrolifera.
La carta ecocompatibile
La carta ecocompatibile è ricavata dal riciclaggio di carta recuperata appositamente mediante raccolta differenziata quindi nessun ulteriore albero viene abbattuto per creare del nuovo materiale e questo porta ad un notevole risparmio energetico e contribuisce a mantenere intatte le grandi foreste mondiali dalle quali viene incessantemente prelevata la materia prima per la produzione di carta vergine.
Il legno
Quando si parla di ecologia, a pochi viene in mente il legno. Questo materiale è probabilmente il più ecocompatibile che esista al mondo. Può essere prelevato da alberi coltivati appositamente per questo scopo, può essere impiegato per la produzione di mobili, bicchieri, posate, piatti, scatole e contenitori di ogni genere e moltissimo altro.
Il legno può essere tranquillamente riciclato per creare materiali isolanti, oppure altro legno sotto forma di truciolato, oppure può essere riutilizzato al naturale per costruire mobili in arte povera, oggetti particolare. L’utilizzo del legno è davvero infinito e purtroppo è uno dei materiali che in Italia viene meno riciclato ma bruciato.
100% ecocompatibile
Un oggetto ecompatibile deve rispettare più parametri per essere definito tale e non è sufficiente definire una plastica “biodegradabile” per considerarla anche ecologica. Vanno analizzati tutti i processi produttivi che hanno portato a ottenere quel particolare manufatto realizzato con quella particolare plastica e solo allora si potrà affermare, con certezza, di essere in presenza di un prodotto 100% ecocompatibile.
Ecocompatibile
Col termine ecocompatibile si indicano tutti quei prodotti che sono stati fabbricati con sistemi e materiali poco o per nulla inquinanti, con particolare riferimento a plastica e carta.
La plastica ecocompatibile è un materiale esistente fin dagli ‘70 che a differenza della normale plastica ottenuta dal petrolio, viene ricavata dalla lavorazione di vegetali come: barbabietole, mais, patate, canna da zucchero. Si può intuire come questo tipo di materiale sia assolutamente non inquinante per l’ambiente e possa tranquillamente degradarsi nel giro di pochi mesi a patto che il terreno sia leggermente umido. La base 100% vegetale le consente di essere compostata e riutilizzata per la concimazione dei campi.
Il Mater-Bi costituito da amido di mais
Uno degli ultimi ritrovati in fatto di bioplastiche è il Mater-Bi un materiale costituito da amido di mais, di patate, o di grano naturale non OGM. Anch’esso è formato da catene di atomi di carbonio legati ad atomi di idrogeno ma una composizione diversa in modo da renderlo aggredibile da agenti naturali esterni e, quindi, biodegradabile al 100% e assimilabile dall’ambiente.
Proprio perchè di origine vegetale, la bioplastica può ritornare nella catena alimentare sotto forma ci concime naturale. Questo non significa che tutti gli oggetti costruiti in bioplastica possono essere tranquillamente abbandonati nell’ambiente perchè”concimano” ma è? essenziale che questo materiale venga raccolto separatamente anche dalla normale plastica di origine petrolifera e venga trattata in modo da decomporsi e poter essere riutilizzare come concime per piante e terreni.
La Bioplastica
La bioplastica è un materiale biodegradabile in quanto formato da sostanze di origine vegetale non inquinanti che, a differenza delle normali plastiche prodotte con il petrolio, richiede pochi mesi per decomporsi.
Da molti anni la plastica fa parte della nostra vita quotidiana, basterebbe guardare la propria scrivania in questo preciso momento per rendersi conto di quanti oggetti in materiale plastico possediamo: computer, monitor, stampante, penne, cavi elettrici e molti altri.
Tutto quello che è plastica derivante dal petrolio impiega mediamente 90 anni per biodegradarsi se non adeguatamente trattato.
Per questo motivo negli anni ‘70 si è cercato di ottenere un polimero che in condizioni ambientali particolari riuscisse a biodegradarsi nel giro di pochi mesi.
Nacque così la bioplastica, un materiale del tutto simile alla plastica convenzionale ma ottenuto da amidi di piante vegetali di varie specie, non tossica e impiegabile senza rischi per la produzione di contenitori per alimenti oltre a quella di tanti altri oggetti di uso comune.